Quando è il momento di andarsene

Ci sono domande che non arrivano all’improvviso, ma si depositano lentamente dentro di noi, come una stanchezza che non trova riposo, come una distanza che cresce senza fare rumore.
“Quando è il momento di andarsene?”
Non solo da un luogo, ma da una situazione, da un ruolo, da una vita che a poco a poco smette di somigliarci.
All’inizio restiamo per abitudine, per rispetto, per paura di sbagliare, perché pensiamo che forse le cose cambieranno, che passerà, che è solo una fase.
E intanto impariamo a ridurci, a trattenere parole, a limare desideri, a diventare più piccoli per non disturbare.
Non siamo infelici in modo evidente, non soffriamo in modo spettacolare, semplicemente ci stanchiamo in silenzio.
Capire quando andare via non significa cercare un luogo perfetto o una relazione senza crepe, perché ogni esperienza porta con sé le sue ombre.
La differenza sta nel capire se restare ci fa crescere o se, lentamente, ci insegna a scomparire.
Resta finché puoi essere vero, finché puoi cambiare senza sentirti in colpa, finché non devi mentirti per appartenere.
Ma quando, per restare, devi spegnere parti di te, quando la tua voce diventa un problema e la tua presenza un compromesso, allora forse non stai più vivendo, stai solo resistendo.
Spesso non ce ne andiamo per paura: di ferire, di fallire, di restare soli, di ricominciare da capo.
Eppure anche restare è una scelta, una scelta silenziosa che consuma lentamente.
Il segnale più chiaro è la perdita di senso, quando ciò che prima ti nutriva ora ti pesa, quando ti muovi per inerzia, quando senti di abitare un posto che non riconosci più.
Succede nelle relazioni, quando ti senti invisibile e chiedi spazio come se stessi chiedendo scusa.
Succede nel lavoro, quando non impari più nulla e la tua sensibilità diventa un ostacolo.
Succede nel corpo, che si irrigidisce, si stanca, si chiude prima ancora che tu riesca a spiegarti il perché.
Il corpo, in fondo, sa sempre prima.
Andarsene non è quasi mai un gesto eroico, è fragile, pieno di dubbi, spesso accompagnato dalla paura.
Non è sapere con certezza dove andare, ma capire che non puoi più restare dove sei senza perderti.
Forse andarsene è questo: tornare a sé, recuperare parti lasciate indietro, ricucire ciò che si è disperso nel tempo, concedersi una vita in cui sia ancora possibile respirare.
E allora la domanda cambia forma.
Non è più: “Perché dovrei andarmene?”
Ma: “Qui, posso ancora essere intero?”
Se la risposta è no da troppo tempo, forse è già una risposta.
